3 cose che ho imparato dalle donne della mia famiglia

Mi ritengo una persona fortunata. Sono cresciuta in una famiglia grande. Infatti, sia da parte di madre che di padre ho una buona dose di zii, cugini e partenti vari di diverse culture ed estrazioni sociali.

Mia nonna paterna, la nonna Rina, l’unica che io abbia conosciuto, era una signora socievole e sempre sorridente. Da lei ho imparato l’importanza delle interazioni sociali. Non importa che ti conoscesse da una vita o da mezzo secondo per lei eri immediatamente parte della famiglia. Ti invitava a pranzo, e da buona emiliana cucinava benissimo, ti offriva un caffè e una fetta di torta appena sfornata e ti raccontava una storia. Faceva networking nel modo più antico del mondo, condivideva il suo cibo e il suo sapere, a volte romanzato, circondandosi sempre di persone che, come lei, avevano voglia di stare in compagnia. Quando si è ammalata di Alzheimer le sue amiche, conoscenti e tutti coloro che avevano gravitato intorno a lei per anni, non l’anno lasciata sola, anzi, hanno trascorso in sua compagnia ore, preparandole il caffè e cucinando per lei una torta, raccontandole chi era e cosa amava fare. Grazie a lei ho capito che la rete è tutto, lo avevo già detto, ma per me è importante ribadirlo.

Mia zia Nina era la sorella di mio nonno. Sorellastra a dire il vero, molto più grande di lui. Credo di non riuscire nemmeno a immaginarla giovane. Ero solo una ragazzina quando è morta negli anni ’90 ma l’ho sempre trovata un’anziana signora, un po’ bohemien un po’ naif, davvero interessante. Genovese, in gioventù si era sposata con un capitano di lungo corso. Le cose non andavano bene, era spesso sola, era annoiata, non lo so per certo, fatto sta che quella vita le stava stretta così ha deciso di andare via e liberarsi di ciò che ormai non le apparteneva più. Ha mollato tutto e se ne è andata in Francia, nella meravigliosa Parigi di metà secolo ricca di musica, artisti e caffè letterari. Tornata in Italia, sempre più convinta della sua decisione, per mantenere la sua indipendenza (non esisteva il divorzio quindi si faceva di necessità virtù) ha iniziato a lavorare come dama di compagnia in un’importante famiglia genovese. Il mio bisnonno era un insegnante quindi per lui è sempre stato importante che i suoi figli, tutti, fossero ben educati e capaci di intrattenere le persone in almeno due lingue. Da lei ho imparato l’indipendenza e a darmi da fare, che tutto è possibile se lo vuoi, che non mi devo mai accontentare, anzi, devo lottare con le unghie e con i denti per raggiungere tutti i miei obiettivi e non arrendermi mai.

Ultima ma non per importanza, mia zia Melania. Era la sorella di mio nonno materno, entrata in convento giovanissima, a 12 anni, per prendere i voti e diventare suora per intraprendere poi la carriera di direttrice di scuola materna che a quei tempi si chiamava solo asilo. Come oggi, anche allora non c’erano fondi per la scuola, figuriamoci per un piccolo asilo di paese gestito da tre suore. Mancava tutto: dai pennarelli al sapone per le mani, dai fogli di carta al materiale didattico. Ora, mia zia avrebbe potuto arrabbiarsi, inveire contro lo Stato che non si prende cura dei bambini, piangersi addosso. E invece cosa ha deciso di fare? Ha deciso di chiedere. Ha iniziato a scrivere lettere. Scriveva a tutti. Ha scritto alla regione, al provveditorato, alle comunità cristiane (giustamente), alle aziende limitrofe e alle grandi società, credo abbia scritto anche all’allora presidente della repubblica. Mandava lettere a destra e a manca chiedendo giocattoli, supporto, avanzi di carta, adesivi, colori, tutto quello che poteva servire per rendere felici un manipolo di bambini in età prescolare. Molti sicuramente hanno cestinato le sue lettere ma qualcuno ha raccolto le sue richieste tanto che il suo asilo (e in seguito anche altri) avevano sempre una buona dose di materiale a disposizione. Lei mi ha insegnato a chiedere, a non aver paura di un rifiuto e a credere in quello che faccio. Tenacia e costanza sono la chiave del successo.

E tu? hai imparato qualcosa dai membri della tua famiglia? La risposta è sicuramente positiva, anche se forse non te ne rendi conto, prova a pensarci bene.

 

One thought on “3 cose che ho imparato dalle donne della mia famiglia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *