Dal Giappone con furore | Wabi-sabi

Rieccoci in Giappone per un concetto poetico sulla transitorietà delle cose e l’accettazione dell’imperfezione: wabi-sabi. L’espressione deriva dall’unione di due kanji 侘 (wabi) e 寂 (sabi): che potremmo tradurre come bellezza imperfetta. Deriva dal concetto dell’anitya, tipico della dottrina buddhista che si basa sull’impermanenza delle cose e rappresenta anche una sorta di liberazione dal materialismo in virtù di una ricerca personale e trascendentale basata sull’accettazione e la semplicità.

Con il termine “Wabi” approcciamo il concetto del bello generato però dalla  presenza di un’imperfezione naturale o introdotta in modo casuale soprattutto dai processi di lavorazione artigianale, come un’impronta su un vaso o una sbavatura in un dipinto che proprio nella sua imperfezione ritrova la sua massima bellezza.

La parola “Sabi” sottintende un’idea di bellezza legata al passare del tempo, che non dura in eterno ma è mutevole e che è, spesso collegata all’usura (per l’utilizzo di un oggetto) o alla saggezza (come per le rughe sul viso).

La combinazione di queste due parole spinge a trovare un’armonia interiore accettando l’inesorabile, l’imperfetto e il temporaneo in ogni aspetto della nostra vita.

All’interno della tua vita personale, lavorativa e relazionale, la perfezione non esiste, spesso non è nemmeno un concetto a cui aspirare in virtù di altri elementi più importanti come il benessere, la soddisfazione e la felicità.

Wabi-sabi in questo caso rappresenta un obiettivo raggiungibile. Un cambiamento di paradigma basato su una ricerca interiore capace di generare un cambiamento profondo che lascia la ricerca della perfezione per un’analisi attenta e costruttiva di una realtà di per se imperfetta ma ricca di sfumature perchè nulla è perfetto, nulla è permanente e nulla è completo. La bellezza e la felicità sono parte della naturale imperfezione e la caducità delle cose.

Parlare di Wabi-sabi, quindi significa accettare i cambiamenti della vita come parte integrante della vita stessa e riuscire a far fronte alle difficoltà in modo costruttivo, partendo dai punti di forza ma senza dimenticare le imperfezioni che non saranno più debolezze ma nuovi spunti o strumenti per crescere come persone e professionisti. Un concetto interessante, non credi?

 

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