Odio i libri dalle copertine rigide

Odio forse è un parolone, diciamo che non sono a mio agio. Non so come tenerli in mano, mi costringono a leggerli in modo scomodo, senza piegarli. Non mi piacciono a tal punto che persino quando mi sono laureata ho stampato le copie della tesi solo con la copertina morbida.

“Signorina ma è sicura di non volerne un paio rigide? Sono più belle” mi ripeteva il simpatico uomo della copisteria. No grazie, più belle forse ma non per me.

Ho capito con il passare del tempo che le rigidità in generale non mi piacciono. Tendo a essere una persona flessibile, cambio idea se ne vale la pena, non sono volubile ma sono aperta alla novità. Mi piace il cambiamento, mi incuriosisce, voglio saperne di più. Sono curiosa. Tanto curiosa che leggo addirittura i libri dalla copertina rigida, anche se sono scomodi.

Adattabilità

Credo che sia fondamentale a volte essere in grado di fare qualcosa che non sia proprio nelle nostre corde. Che non significa ovviamente snaturarsi ma vuol dire cercare di migliorarsi e crescere uscendo dalla nostra zona di confort. A molti fa paura, ai più audaci piace molto. Sicuramente è una sensazione che destabilizza, nel bene e nel male. Se ci pensi bene, però, è parte fondamentale della crescita. Tutti noi da bambini abbiamo imparato a fare cose che inizialmente ci spaventavano. Camminare, nuotare, il primo giorno di scuola, la prima notte fuori, ma sono tutte cose che ci hanno permesso di diventare grandi. Allo stesso modo non possiamo pensare che, ormai adulti (qualsiasi cosa voglia dire), possiamo smettere di crescere e di fare esperienze nuove. A meno che la vostra idea di felicità non sia puramente edonistico-accidiosa per cui vi basta un divano e la sublimazione dei vostri istinti primari di sopravvivenza per essere felici. Anche se io ci credo poco.

La felicità non si cerca, ma si costruisce, si inventa, si progetta e si crea dentro contesti concreti. La felicità ha bisogno di idee chiare su ciò che è bene e su ciò che è male per noi e per gli altri.

Lo dico citando Luca Stanchieri che allo studio della felicità ha dedicato la sua vita.  Certo ogni persona ha un suo ideale di felicità ma non potrà mai raggiungerla senza mettersi in gioco davvero, senza darsi da fare e senza capire quale è il proprio personale tipo di felicità. Chiarirsi le idee, dedicarsi con attenzione e costanza alla cura di se, delle proprie passioni, coltivare interessi e relazioni positive condividere con generosità ciò che si sa e che si ama, allenare le proprie potenzialità assecondando il proprio essere: ecco la base di una vita felice. Solo così si potranno rendere felici gli altri.

A volte certo non è semplice. Ci si sente bloccati in un groviglio di emozioni e sentimenti che ci tirano a terra. Per questo motivo è necessario chiedere aiuto, senza vergogna alle persone che ci sono vicine o, se se ne sente la necessità, a professionisti di settore come coach, psicologi e counselor. Identificare la persona giusta, che ti metta a tuo agio è fondamentale, trovare una relazione che vada oltre la fiducia ma sia una vera a propria alleanza, qualcuno pronto ad aiutarti a dipanare la matassa in cui ci si sente intrappolati per permetterti di (ri)cominciare a risplendere come meriti. La rigidità non paga mai, se ne senti la necessità, apriti a nuove idee, potrai solo uscirne arricchito e, si spera, con le idee più chiare.

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